CON ALTRI OCCHI AL MUSEO. Un rifugiato, uno scrittore e due volti tra passato e presente

sabato, luglio 04, 2020

Volto di Caterina Cornaro - Particolare del quadro di Francesco Hayez esposto all'Accademia Carrara

Quotidianità stravolta. Da una fuga forzata, ma anche da una pandemia. Secoli fa, ma anche oggi. È pensabile ragionare a fondo su questi temi partendo da quadri del passato e arrivando a storie dei nostri giorni? Sì. L’esperienza inedita di Con altri occhi al museo, avvenuta il 23 maggio 2020 in piena fase 2, lo insegna: una responsabile educativa museale, un giornalista esperto di migrazioni forzate e un rifugiato politico si trovano di fronte a due quadri ad alto valore simbolico e ragionano su incertezza e paura nell’era moderna. Succede all’interno della celebre Accademia Carrara di Bergamo, nel cuore dell’Italia colpita dal virus Covid-19 e nelle case di chi ha potuto assistere online all’evento, organizzato dall’Accademia e da Aeris Cooperativa Sociale, ente che promuove nelle scuole di ogni ordine e grado il progetto Con altri occhi (da cui è fresco di nascita il libro omonimo, edito da Fabbrica dei Segni.

“La sfida della pandemia nella solitudine nelle proprie case si può cogliere, trasformando le emozioni in un modo per chiederci come viviamo le situazioni di paura e come reagiamo. Le stesse emozioni, negative o di spaesamento che vivono le protagoniste dei due quadri scelti”, spiega Lucia Cecio, responsabile educativa di Accademia Carrara. “Scegliamo di vedere cosa provano tali personaggi per capire come vincono la paura”. I personaggi sono Caterina Cornaro (nel primo quadro di Francesco Hayez, datata 1842 e disponibile a questo link), deposta nell’800 dal proprio regno di Cipro da parte degli emissari della repubblica di Venezia e divenuta esule nel giro di pochissimo tempo; e Maria di Nazareth (nella seconda opera di Francesco Di Simone Da Santacroce, risalente al 1504 e visibile a quest'altro link), che riceve l’Annunciazione e deve prepararsi a una nuova vita della quale non sa nulla.

 “Chi lascia casa non sa dove andare, a chi dare o non dare fiducia. Sono le storie di centinaia di migliaia di persone nel mondo. Noi stessi in questo momento abbiamo in volto lo sgomento del pensare alla pandemia. Quando si ha un problema che non si riesce a risolvere da soli, tutto ruota attorno alla capacità di chiedere aiuto e, se si è nelle giuste condizioni, aiutare, guardando l’altro non come minaccia e mettendosi in gioco per quanto possibile”, aggiunge in apertura di evento Daniele Biella, giornalista che, oltre a coordinare il blog di Aeris, Sguardi Resilienti (che ospita questo articolo), da anni segue le rotte migratorie per mare e per terra scrivendo libri sul tema (l’ultimo dei quali è, appunto, Con altri occhi – Viaggio alla scoperta delle migrazioni”).

“Ognuno di noi affronta sfide in cui la paura può influenzare le nostre azioni. Affrontare la paura significa buttare giù un muro, vedendo qualcosa che non hai mai provato prima ma che puoi gestire tramite il coraggi. L’importanza di capire il concetto stesso di umanità: mi è capitato di subire violenza ingiustificata ma anche di trovare persone che mi hanno teso una mano senza chiedere nulla in cambio. Io stesso oggi mi metto a disposizione di chi chiede aiuto e di chi vuole parlare die propri problemi, anche qui in Italia con persone del posto”, ragiona Ahmed Cole, originario del Gambia e rifugiato in Italia da cinque anni, dove si occuopa di mediazioni culturale e linguistica.

Lucia Cecio, Daniele Biella e Ahmed Cole sono i tre protagonisti di Con altri occhi al museo. Ecco il video della loro discussione, davanti alle due opere “narranti” sopracitate, in un ponte tra passato e presente che merita di essere visto e sentito direttamente qui:  https://youtu.be/RTKMuc2WKR4

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